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Una foto scattata all'autodromo di Vallelunga che ritrae un particolare della Yamaha YZF-R1

Yamaha R1: una storia di rivoluzioni

La supersportiva giapponese è nata per sfidare i concorrenti sul piano dell’innovazione. Questo è quello che ha ottenuto sino ad oggi.Un laboratorio su due ruote. Un laboratorio piuttosto veloce. Questo è stato e continua ad essere il progetto Yamaha YZF-R1, la famiglia di supersportive della Casa dei tre diapason nata nel 1998 con lo scopo di dare vita ad una nuova era: quella delle moto da 1000cc con caratteristiche sportive. L’obiettivo dei tecnici giapponesi a fine anni ’90 era piuttosto ardito: realizzare una superbike dotata del giusto mix tra prestazioni e agilità, dal design affascinante e dalla ciclistica inappuntabile. Sembrava una sfida quasi impossibile, un mix perfetto di qualità che non potevano convivere tutte nello stesso progetto e invece la prima R1 uscita nel 1998 riuscì a condensare ciascuna delle ambizioni degli ingegneri nipponici in un unico prodotto. Fu la genesi di un successo.

La prima R1 del 1998 era dotata di un motore 4 cilindri in linea da 998cc, dell’alimentazione a carburatori e di un’elettronica ridotta all’osso. Chi l’ha potuta guidare, però, sottolinea ancora oggi l’attualità del design esterno, della ciclistica e la confortevole posizione di guida unita a prestazioni eccezionali. Il 4 cilindri 20 valvole era capace di 150 cv a 10mila giri/min per un peso a secco di 177kg. Ma tutto questo non basta a Yamaha che nel 2000 si presenta sul mercato con una R1 migliorata, alla quale venivano apportate numerose modifiche di piccola entità tali da rendere la Superbike di Iwata più maneggevole e più leggera; da segnalare, tra le tante modifiche, la nuova carenature e l’introduzione dei terminali di scarico in titanio. Il motore conserva le sue caratteristiche da primato: è un 4 cilindri in linea da 998cc e 20 valvole, potenza e coppia rimangono invariate mentre il peso scende di due chili a 175kg. La R1 continua ad essere un best seller.

Una Yamaha R1 del 1998 ripresa mentre affronta il tracciato di Vallelunga durante un Track Day
Una Yamaha R1 alle prese con il tracciato di Vallelunga

Si arriva al 2002 e per il progetto YZF-R1 è il momento di cambiare tutto e di ripartire da un foglio “quasi” bianco: arriva l’iniezione elettronica, escono i carburatori, anche lo scarico cambia schema e si rinnovano le sospensioni, i freni e i cerchi, ora più leggeri. Ne beneficiano potenza, coppia e peso: i cavalli salgono a 152 a 10500 giri/min, la coppia è in valore assoluto la stessa, 108 Nm, ma parte da 8500 giri/min, il peso scende ancora di un chilo a 174kg. A detta di molti la terza generazione della R1 può vantare una guida più lineare ed equilibrata. Ma in Casa Yamaha non sono contenti di aver perfezionato il loro “laboratorio” su due ruote e fanno un’altro salto generazionale nel 2004 quando sono i primi nella storia a realizzare una supersportiva in serie dal rapporto peso-potenza di 1:1. La R1 2004 vanta infatti 172 cv per 172kg  a secco, una nuova estetica e il doppio scarico sotto la sella.

Una Yamaha YZF-R1 del 2004 fotografata mentre affronta il circuito di Vallelunga
Una Yamaha R1 percorre il circuito di Vallelunga durante le Prove Libere Moto

Il salto in avanti è grande e due anni dopo, nel 2006, dalla R1 si cercano solo piccoli miglioramenti con la potenza che sale a 175cv. Nel 2007 gli ingegneri nipponici portano manciate di elettronica sulla loro supersportiva ma impongono anche una svolta epocale alla loro filosofia motoristica: per la prima volata la nuova R1 passa allo schema 16V mentre per quanto riguarda l’elettronica viene introdotto il primo Ride by Wire, la frizione antislittamento e i cornetti di aspirazione a geometria variabile. Ne beneficio sia la potenza che la coppia: la prima sale a 180cv a 12500 giri/min, la seconda sfonda il muro dei 110 Nm con 113 Nm a 10mila giri/min. Sale anche la bilancia con un peso di 177kg. L’attesa per una nuova svolta nel mondo delle supersportive deve attendere il 2009. Questa volta il salto generazionale viene introdotto direttamente dal mondo della MotoGp: la R1 è la prima a vantare il cosiddetto albero “a croce” crossplane e il motore a scoppi irregolari. Il senso di una tale rivoluzione? Migliorare la trazione della moto e l’erogazione ai bassi e medi regimi. Una missione decisamente compiuta. Anche la parte telaistica cambia così come la carena e il sistema di illuminazione dei fari dotati di due soli proiettori. Come se non bastasse sale la potenza (182 cv a 12500 giri/min) e la coppia (116 Nm a 10mila giri/min) assieme al peso (206kg) d’ora in poi descritto in ordine di marcia ossia calcolato con i liquidi a bordo. Nel frattempo le Case motociclistiche devono affrontare l’arrivo di un pauroso nemico: la crisi economica globale che sembra avvinghiare a sè soprattutto il segmento delle supersportive. Come conseguenza diretta diminuiscono gli investimenti in R&S e la R1 che della ricerca e sviluppo applicata alla strada è l’esempio più lampante, accusa il colpo. Il restyling del 2012 è costituito, infatti, di piccoli miglioramenti con un’unica sola grande novità: l’arrivo del primo sistema di controllo di trazione.

La Yamaha R1 del 2015 qui ritratta affronta il tracciato di Vallelunga durante le Prove Libere Moto
L’ultima versione della superbike Yamaha YZF-R1 fotografata all’autodromo di Vallelunga durante le Prove Libere Moto

Dal 2012 in poi si attendono ben 6 anni per rivedere un nuovo capitolo dell’epopea YZF-R1 e questo capitolo inizia nel 2015 con la presentazione all’EICMA dell’ultima versione della supersportiva blu. Con la R1 2015 Yamaha rinnova ogni area del modello ma soprattutto rivoluziona il comparto dell’elettronica con un nuovo Traction Control, il rutilante Launch Control per le partenze in stile MotoGp , il Lift Control per limitare il beccheggio dell’anteriore e lo Slide Control, il primo sistema di serie creato per evitare pattinamenti dello pneumatico, le tanto amate “sgommate”. Anche la frenata ha un suo angelo custode: al nuovo ABS è integrato l’Unified Brake System per calibrare gli interventi dell’elettronica anche in ragione dell’angolo di piega. La model year 2015 è una svolta in senso estetico con la scomparsa del caratteristico muso “a vipera” mentre in parte torna all’antico con lo scarico laterale singolo. Il 4 cilindri in linea di 998cc dotato di 16V è decisamente più potente con 200cv a 13500 giri/min mentre il peso in ordine di marca scende a 199kg. Piccoli miglioramenti apportati nel 2018 soprattutto sul piano dei sistemi di controllo alla guida non hanno cambiato la sostanza del modello che resta un connubio riuscito tra un’elettronica sopraffina, una meccanica sempre al top, una ciclistica tipicamente Yamaha e un design “affilatissimo”. Ma la domanda sorge spontanea: cosa si inventerà ancora Yamaha per portare avanti la tradizione che vede la sua R1 sempre e costantemente alla ricerca dell’innovazione o meglio della rivoluzione?

La storia di Fotosport.biz inizia nel 1998. Dall’anno 2002 è l’agenzia fotografica dell’autodromo di Vallelunga. Se desideri recuperare materiale fotografico del passato, che siano gare o prove libere, vai su www.fotosport.biz oppure scrivi una mail a info@fotosport.biz.

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